The last goodbye

Fabio Pagliara a breve lascerà l’incarico da segretario della Fidal. Ho avuto il piacere di conoscerlo come relatore durante un evento charity a sostegno dell’UICI che stavo organizzando: Runner in Vista. Una persona dai modi gentili ed educati, sempre disponibile. Fra qualche giorno ci saranno le elezioni e sapremo chi sarà la figura che lo sostituirà. Ho deciso di intervistarlo per fare con lui il punto della situazione su vari temi.

Il mondo del running sta cercando di adattarsi ai cambiamenti. Nel 2020, causa covid, abbiamo vissuto un’esplosione delle virtual run. Anche voi avete organizzato alcune attività come la Virtual Charity Challenge. Come la ritiene questa esperienza?
La pandemia ci ha imposto di modificare la nostra quotidianità e le nostre abitudini, e ci ha spronati a superare le normali esperienze. Le gare virtuali, come Virtual Charity Challenge di Runcard, sono un’idea interessante che ci ha consentito, e ci consente, di continuare a fare attività sportiva e di ritrovare un senso di socialità. Le gare virtuali non potranno mai sostituire gli eventi come li abbiamo vissuti fino a una anno fa, ma nel frattempo svolgono un ruolo importante. In prospettiva credo che andremo incontro a formule ibride, con le caratteristiche sia delle gare tradizionali che di quelle virtuali. Di certo hanno dimostrato una cosa: che l’alleanza più importante che il running dovrà fare è quella con le città e la tecnologia.

Molti organizzatori di gare hanno perso i loro sponsor e iscritti. Non sarà un 2021 facile. La FIDAL come pensa di sostenere il mondo dell’atletica e delle società nel prossimo futuro? 
Inizio con una premessa, doverosa, ovvero che le attività di sostegno e strategiche sono di competenza del presidente e del consiglio federale. Detto questo, per la FIDAL l’attività del 2020 è stata tutta imperniata – sulla scorta anche delle indicazioni di Sport E Salute – sul sostegno alle società sportive di base.
Per quanto riguarda il running, io credo che la soluzione risieda in un’alleanza tra governo ed enti pubblici. Dobbiamo lavorare su un orizzonte più ampio di quello della singola federazione, con logiche di sviluppo più che di assistenza. È evidente che per gli organizzatori di corse su strada il ristoro più importante sarebbe far diventare legge quella che ad oggi è la mozione Lupi: questo consentirebbe agli atleti stranieri di gareggiare nelle maratone italiane semplicemente con il certificato medico del paese d’origine, un traguardo a lungo atteso. Un altro passo avanti importante sarebbe il credito d’imposta sulle sponsorizzazioni, per permettere le aziende che supportano l’attività delle società sportive di continuare a farlo. Ritengo poi che per gli amministratori pubblici ci dovrebbe essere la possibilità di rinunciare alle tasse che vengono chieste per lo svolgimento delle competizioni su strada. Infine, auspico delle agevolazioni sulle attività di tutela sanitaria durante gli eventi.

In futuro potremo immaginare una virtual run inserita nel calendario ufficiale FIDAL? Potranno mai diventare gare certificate?
È auspicabile, anche se non facile. Personalmente guardo con molta attenzione a startup innovative come Runbull, che riescono a dare risultati interessanti in questa materia. Credo, e mi auguro, che la FIDAL del futuro debba muoversi con coraggio in questa direzione, in una logica moderna di digitalizzazione del prodotto running.

Lo sport ha un’importante funzione sociale. Lo dimostra il fatto che negli ultimi anni il numero di atleti è passato dai 153.255 del 2010 ai 217.887 del 2019. Quasi 65.000 in più, complimenti.  Ritiene che l’interruzione data dal covid possa essere un freno al duro lavoro che state facendo di far avvicinare all’atletica dai giovani agli amatori? Vedi il progetto RunCard.
Siamo molto fieri della nostra crescita. Siamo passati da 180mila tesserati a quasi 300mila appena prima della pandemia, incrementando il fatturato da 20 a più di 25 milioni. Sono numeri che rispecchiano il lavoro serio e instancabile fatto in questi anni. Da un altro punto di vista, la pandemia ci ha dimostrato quanto l’attività sportiva sia essenziale nella vita delle persone, una vera e propria richiesta sociale. Stiamo male se non pratichiamo sport, se non lo vediamo. È una verità, e allo stesso tempo una possibilità di sviluppo da cogliere.

Il classico “tapascione”, causa mancanza di gare e dunque di obiettivi, ha perso lo stimolo per allenarsi. Secondo lei quali strategie bisognerà adottare per far ripartire il movimento?
Io sono dimissionario dal mio ruolo di Segretario Generale e non mi permetto, a pochi giorni dalle elezioni, di fare ragionamenti politici. Certamente credo che, oltre alle attività tecniche, siano fondamentali quelle relative alla terza missione, come il benessere e la salute. Sono fondamentali per l’atletica, e per il running in particolare. L’ho già detto ma lo ribadisco, perché ci credo: la grande alleanza del running è quella con le città e la tecnologia.

Fra poco ci saranno le olimpiadi. Abbiamo buone possibilità di ottenere un buon piazzamento nel medagliere?
Facciamo gli scongiuri affinché i Giochi Olimpici si svolgano con regolarità, sarebbe importantissimo per il sistema e avrebbe un forte valore simbolico. A Tokyo la delegazione italiana sarà molto più numerosa che in passato, e questo è un segnale chiaro della crescita del movimento. E poi speriamo in qualche bella sorpresa da parte dei nostri azzurri…

Indubbiamente, dove c’è una Società di atletica radicata nel territorio, emergono prima i talenti. In assenza di questo lei non crede che una cultura sportiva portata nelle scuole possa essere un buon mezzo per far avvicinare i ragazzi all’atletica?
Certamente il binomio scuola e atletica, scuola e sport, è fondamentale. Dobbiamo aprire le scuole primarie allo sport ed è strano che la parola “scuola” non si presente nello statuto del CONI. È chiaro che la promozione sportiva passa dalla scuola, anche se dobbiamo avere il coraggio di capire che i tempi sono cambiati e che esistono altre attività di aggregazione e socialità giovanile.
Lo studio di un nuovo piano scolastico può arrivare solo dal Ministero, da Sport e Salute e dagli organi competenti; e poiché l’atletica leggera è uno sport immediato e completo, che rappresenta l’attività di ingresso perfetta al mondo dello sport, la Federazione si farà trovare pronta, prontissima, per un’azione promozionale e tecnica.

I DPCM, seppur condivisibili, hanno fortemente danneggiato non solo gli organizzatori ma anche gli atleti che per allenarsi spesso organizzavano allenamenti collettivi o fuori porta. Ritiene che il mondo dello sport sia stato penalizzato da certe decisioni? In pratica: si potevano fare scelte diverse?
Ci siamo trovati in mezzo a uno tsunami. Navigare in questa tempesta perfetta era difficilissimo, e io sono molto grato al Ministero dello Sport e a professionisti come Giuseppe Pierro per l’enorme lavoro fatto. La FIDAL è riuscita in un’impresa non scontata, ovvero svolgere tutti i campionati del 2020, e questo grazie alla lungimiranza e al coraggio del presidente Alfio Giomi e del consiglio federale. A essere più penalizzato dalla logica del DPCM, per le sue caratteristiche sostanziali, è stato il mondo delle manifestazioni su strada, ma come federazione non potevamo che metterci a disposizione delle esigenze di tutela della salute pubblica.

Lei si è dimesso da segretario della FIDAL. Si sa già chi potrebbe sostituirla? In nel caso c’è qualcuno che ritiene adatto a ricoprire quel ruolo?
Non so dire chi verrà dopo di me. Il movimento, in questo particolare momento storico, cerca una figura con un taglio diverso dal mio e di questo ho preso atto senza alcuna polemica. Per questo, e pur disponendo di un contratto a tempo indeterminato, ho preferito rassegnare le dimissioni: è giusto che il nuovo presidente, chiunque sarà, possa operare in libertà senza trattative di buonuscita che personalmente ritengo sempre tristi. Mi rimane il piacere di aver vissuto questi anni in un mondo complesso, ma estremamente formativo, come quello dell’atletica italiana. E tanti amici.

Le facciamo un grande in bocca al lupo per la sua nuova avventura, qualunque essa sia sicuri che rimarrà quella persona semplice e disponibile che è stata in questi anni. Un valore che hanno solo i leader migliori. Continuerà a seguire l’atletica anche adesso che passerà al calcio? 
Il Catania è un amore e la mia città, ma il lavoro che mi aspetta e che più mi appassiona e è quello dello sviluppo dello sport italiano, dei mass event, dell’innovazione e delle sport cities. Il mio futuro è nel mondo del running e del wellness, inteso in senso ampio. Una cosa è certa: lavorerò sempre con passione per lo sport italiano.

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